Comunicato Stampa: Italia CDCP

 

 

La mattina del 18 luglio Pia Covre del CDCP  ha partecipato ad un convegno sulla tratta tenutosi al Parlamento convocato dalla Presidente della Camera dei Deputati  On. Laura Boldrini.

In questa circostanza un simbolico mazzo di rose rosse con fiocco a lutto è stato donato dalle Sex Workers alla Presidente della Camera a nome di tutte le donne e transessuali lavoratori/trici del sesso decedute a causa di atti di violenza a nome di : Jasmine, Dora, Florentina, Sofia,Molina, Adriana ecc…Le rose accompagnate da una lettera e dalla storia di jasmine.

          Alla cortese attenzione

Della Presidente della Camera dei Deputati

On. Laura Boldrini

 

queste rose sono un gesto di riconoscenza per il Suo indiscutibile impegno nel campo dell’affermazione dei Diritti Umani. Speriamo che il Suo impegno sia garanzia anche della conquista dei Diritti che a molte di noi vengono negati.

Sono le prostitute a offrirglieLi, il nastro nero rappresenta il lutto che si sta soffrendo per la morte violenta di tante, troppe donne e transessuali che si prostituiscono.

Le prostituite trafficate, le lavoratrici del sesso autodeterminate, le transessuali, in tutti i paesi in Europa e in tutto il mondo, vengono assassinati perché le nostre vite sono viste come meno degne di altre. Noi non siamo cittadin* a pieno titolo ne a pieni Diritti e questo stato di discriminazione giustifica lo stigma che ci viene inflitto e la violenza che soffriamo. Domani in alcune città del mondo ci sarà una protesta in memoria di due attiviste assassinate nei giorni scorsi in Svezia e in Turchia, e in memoria di tutt* coloro che sono stat* uccis* a causa dell’odio puttanofobico e transfobico,

questo omaggio è anche

in loro nome

 

2013 ITALIA

Sofia Zerebreska,  23 anni, Maggio 2013

Florentina Boaru,  19 anni, Aprile 2013

Adriana Mihaela Simion  26 anni,  Aprile 2013

Molina Camargo Lucelli,  32 anni , Marzo 2013

2012  le prostitute donne e transessuali assassinate sono state più di 30

 

2013 TURCHIA

Dora Özer  Trans sex worker 24 anni, Luglio 2013

Tra il 2008 e il 2012  le transessuali sex workers assassinate sono state 31

 

2013 SVEZIA

Petit Jasmine   27 anni, Luglio 2013

Di Jasmine alleghiamo la storia scritta dalla compagna Elisabetta Tenghil

Per Jasmine .
Giù le mani dalle sex workers!

Qualche giorno fa è stata uccisa Jasmine, sex worker svedese e attivista dell’
organizzazione Rosa Alliance
La sua storia è particolarmente esemplare.
Diversi anni fa aveva perso la custodia dei suoi figli perché considerata
genitore inadeguato dato che era una prostituta. I bambini erano stati affidati
al loro padre, indipendentemente dal fatto che lui fosse violento e vendicativo
nei confronti di Jasmine.

Lo Stato svedese aveva decretato che lei non sapeva che cosa potesse essere
bene per i figli dato che aveva una visione “romanzata” della prostituzione e
che le mancava la comprensione di quel che viveva e non era in grado di capire
che il lavoro sessuale è una forma di autolesionismo.
L’ex l’aveva minacciata e pedinata in numerose occasioni, a lei non è stata
mai offerta alcuna protezione.
Ha combattuto con tutti i mezzi che aveva a disposizione, ha dovuto perseguire
quattro diversi procedimenti legali per poter finalmente avere la possibilità
di rivedere i suoi figli.
Il padre dei suoi figli l’ha uccisa.
Jasmine diceva sempre: “Anche se non potrò riavere i miei bambini farò in modo
che tutto ciò non accada mai a nessun altr@ sex worker!“.

Lo stigma che accompagna la prostituzione è fortissimo e coinvolge
direttamente non solo la vita personale , ma anche tutti gli aspetti
amministrativi, legali, penali attraverso quella che in termine giuridico viene
chiamata “diminutio capitis” cioè la caduta di valore di qualsiasi azione venga
espletata da una determinata persona: una prostituta non viene mai considerata
attendibile come testimone a carico o a discarico….. come soggetto giuridico o
negli atti amministrativi…… e quindi anche come donna e come madre.
Le prostitute non sono mai considerate coscienti, consapevoli e pensanti. O
sono vittime di un protettore, della tratta, di condizioni economiche disagiate
e, quindi, devono essere “salvate”….. o sono mercificatrici del loro corpo,
riprovevoli, immorali e amorali e quindi donne “per male”…oppure, infine, come
anche per un certo femminismo, sono quelle che perpetuano l’oppressione della
donna nel rapporto patriarcale di servizio con il maschio.
Mai che le loro vengano considerate scelte.
E’ vero che in questa società nessuna sceglie veramente  e può considerarsi
veramente libera. Ma questo vale per qualsiasi lavoro e per qualsiasi aspetto
della nostra vita.

La violenza sulle donne non ha confini, come anche quella sulle sex workers,
non c’è nazione o ambito o spazio privato o pubblico che ne sia immune. Ma
questa vicenda è successa nella “civile” Svezia, dove l’attenzione alle scelte
personali, la tutela dello Stato, i diritti umani sono sbandierati come un
fiore all’occhiello….dove le bambine e i bambini hanno gli asili impostati sul
“superamento del genere”…..dove regna la socialdemocrazia  nella sua accezione
più compiuta.
Ma, al di là del buonismo di facciata e del politicamente corretto, la
socialdemocrazia è una configurazione politico sociale molto violenta. Ha la
pretesa di normare la vita in ogni suo aspetto, di decretare e legiferare su
quello che è bene e quello che è male, quindi  non auspica la libertà dell’
individuo, ma un nuovo tipo di schemi in cui inserire i comportamenti. Non più
il tradizionale dio, patria e famiglia, ma l’emancipazionismo codificato, la
catalogazione dei comportamenti attraverso gli esperti/e,  l’ambientalismo
compatibile, il lavoro strutturato, le guerre umanitarie, il pink whashing, le
vacanze “intelligenti”, la cultura “multietnica”, l’integrazione asservita, il
sesso inquadrato nei limiti salutari del ”tre volte alla settimana” o
trasgressivi come canale di sfogo della conflittualità sociale.
Una società angosciante e controllata impregnata di un forte moralismo
borghese nell’accezione che di questo termine  solo il protestantesimo
calvinista può avere.

Dobbiamo rigettare con forza ogni tentativo di catalogazione degli esseri
umani, dei comportamenti, delle scelte, rifuggire da esperti ed esperte che
pretendono di dirci cosa è bene e cosa è male, rifiutare la delega e costruire
altro senza avere la pretesa di imporlo a nessuna e a nessuno.

La nostra dignità di donne non è certo messa in pericolo dalle sex workers che
sono nostre sorelle, ma da tutte quelle che  approvano i tagli allo stato
sociale sulla pelle delle altre donne, da tutte quelle che appoggiano e
sponsorizzano le guerre neocoloniali, da quelle che hanno abolito l’art. 18, da
quelle che strumentalizzano la violenza sulle donne per le politiche
securitarie, per vittimizzarci, per mantenerci nella subalternità, e per
avallare le aggressioni ai paesi del terzo mondo, da quelle che approvano le
così dette “riforme”  gettando sul lastrico donne e uomini di questo paese
………dalle donne in divisa, da tutte quelle che sono strumento di controllo
sociale e di puntello dello sfruttamento su tutte le altre donne…..tutte
queste sono nostre nemiche e giù le mani dalle sex worker!

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